GQ per iPad ha venduto solo 365 copie del numero di dicembre? Un piccolo segnale. I magazine per il tablet di Apple – o per qualsiasi altro multitouch – dovranno essere qualcosa di completamente diverso, trasformandosi in sistemi per l’entertainment, una razza nuova. Eccone i 5 cromosomi.
1. I come Interazioni
iPad riscrive il sistema di interazioni possibili in modo olistico fondendo insieme l’hardware, il sistema operativo e la singola applicazione. Scelta la app che interessa, l’utente si trova ad interagire con una oggetto unico in cui non percepisce la presenza dei singoli componenti, a differenza di un normale pc in cui la divisione tra schermo, software e sistema di input (mouse e tastiera) è sempre evidente.
Inoltre un tablet si impugna come un libro – o una rivista – cioè con un form factor che il nostro cervello conosce alla perfezione, perché fa parte del background di ognuno di noi, e si sfoglia con le dita utilizzando gesture che non saranno così naturali ma sono sicuramente efficaci.
Un magazine per iPad dovrà essere lontano anni luce dai PDF sfogliabili che vediamo in questi giorni, sfruttando tutte le possibilità offerte dalla piattaforma, magari ricombinandole in modo nuovo insieme con i contenuti creati ad-hoc.
2. C come Contenuti
Ovvero storytelling con gli steroidi. L’arte di raccontare storie è contemporanea alla comparsa dell’uomo sulla terra ed è la forma di comunicazione più antica. Se è vero che tutto ciò che seguiamo con più interesse è sotto forma di racconto – un film, un libro, un articolo, una canzone, un servizio del TG – cosa potrebbe succedere se fondessimo insieme testo, audio, video, immagini, infographic e animazioni?
A differenza del web, nel quale questi elementi sono sì già presenti ma tenuti insieme da una blanda contestualizzazione dei contenuti – peraltro libera – su un magazine di nuova generazione sarà possibile gestire una regia quasi cinematografica per raccontare storie con un livello di profondità ed engagement finora non immaginabile.
Per gli editori diventerà fondamentale creare contenuti speciali e per gli architetti dell’informazione si tratterà di una sfida completamente nuova.
3. B come Business
Un magazine creato per l’iPad potrebbe essere l’anello di congiunzione tra la carta e il web, tra due mondi che – in fondo – si sono conciliati/sopportati a fatica. Uno statico, con regole sedimentate e soprattutto a pagamento; l’altro dinamico, apparentemente anarchico e fondamentalmente gratis.
Ci sarà bisogno di un nuovo modello di business in cui le tre diverse versioni di un prodotto editoriale, vivono vite proprie, non sovrapponendosi. Gli stessi argomenti potranno essere su carta, tablet e sul web ma declinati in forme diverse. Penso al livello di profondità della notizia, alla ricchezza dei contenuti e al prezzo per l’utente finale.
Per i designer e le redazioni la sfida sarà costruire insieme un sistema nuovo per progettare i magazine, tenendo conto della user experience complessiva, fin dalle prime fasi del progetto editoriale
4. A come Advertising
L’advertising è una parte fondamentale del prodotto editoriale.
All’interno di un tablet cambia però il suo ruolo. Grazie alle possibilità offerte dalla tecnologia perde (o può perdere) il connotato di “interruzione” dello storytelling per diventare una presenza organica rispetto ai contenuti del magazine. Le inserzioni possono diventare un tutt’uno con gli argomenti proposti all’interno del magazine anche solo per prossimità nell’impaginazione.
Ad esempio, su Wired dedicato alla cultura ambientalista e alle energie alternative, Fiat potrebbe proporre una pubblicità della Panda a metano, visualizzando l’esterno e l’interno a 360°, indicando le parti della macchina che sono riciclabili al 100% attraverso un’apposita infographic, offrendo una speciale app per l’impatto ambientale che calcola il volume di CO2 in base al chilometraggio del lettore e offrendo una mappa di tutti i distributori in Italia scaricabile in pdf…
Ogni singola pagina pubblicitaria diventa un piccolo pezzo della UX del brand e – contemporaneamente – un piccolo pezzo attivo della UX del magazine, con un potenziale ritorno in efficacia ancora tutto da scoprire.
Creativi e UX designer possono fin da oggi cominciare a lavorare insieme su un modello pubblicitario che fino a qualche mese fa poteva tutt’al più essere visto solo su Blade Runner…
5. U come Utenti
Come spesso succede sono le tecnologie che segnano il comportamento degli utenti, non perché impongano modelli ma perché abilitano azioni a cui siamo già predisposti.
I tablet come iPad – al netto degli early adopters e del fattore moda – creeranno utenti di nuova generazione per i quali è fondamentale interagire con un monolite semplicissimo, infischiandosene del filesystem, delle cartelle, del mouse…
Questi utenti avranno aspettative diverse e crescenti, impareranno in fretta che le storie possono essere molto più ricche di quanto non lo siano state fino ad ora e saranno disposti a pagare solo quei magazine in grado di non frustrare la loro idea di rivista.
Avranno anche capacità nuove attivate attraverso l’uso comune di display multitouch, sempre più utilizzati man mano che scenderà il costo di produzione. Ancora una volta le persone saranno al centro del nostro lavoro.
Gli esperti di UX dovranno creare un framework di sviluppo con regole tutte nuove sia per le fasi di research che per quelle di design, il tutto in pochissimo tempo.
Circa 10 anni fa un’intera generazione di imprenditori, manager, designer, consulenti, nani e ballerine pensò che il web fosse la nuova televisione low cost su cui far girare la vecchia comunicazione di imprinting pubblicitario. La rete invece era tutt’altro. I danni di quelle scelte sono visibili ancora oggi; sarebbe un peccato vivere un deja-vu.

"Magazine per iPad: I 5 Cromosomi di una Nuova Specie" – nuovo post su Delbruck – http://is.gd/clyXe
Cesare Bottini
23 mag 2010 @ 08:41
#chrisanderson: "Buttate i Laptop": http://is.gd/cnfco Dove l'ho già sentito? http://is.gd/clyXe
))
Cesare Bottini
24 mag 2010 @ 15:12