Vi è mai capitato di provare repulsione davanti ad un fogliosissimo report? L’idea di doverlo leggere da A a B per poi distillarne le sole 20 righe davvero utili a volte è davvero ripugnante.
Il problema può essere che non avete tempo, o che il report è scritto in corporatese antico, impaginato da Stevie Wonder o semplicemente siete ormai abituati diversamente. Personalmente mi sono accorto che davanti ai testi lunghi soffro di impazienza; comincio a scandagliare la pagina come se fosse il video del computer, cerco quello che mi serve – soprattutto per lavoro – senza curarmi di leggere tutto, siano documenti o libri.
Non ci avevo fatto caso prima di cominciare “The Shallows: What the Internet is Doing to Our Brains” di Nicholas Carr e, prima che pensiate che sono facilmente impressionabile, sappiate che ho fatto una piccola ricerca tra amici e colleghi: pare che la cosa sia diffusa più di quanto non si pensi.
“Sto troppo davanti allo schermo” mi sono detto, poi dato che c’è sempre una spiegazione migliore, mi sono messo d’impegno. Se anche voi ne soffrite, c’è una ragione, che parte da lontano.
[Flashback] – Genova 1882
Friedrich Nietzsche vive da un anno in un appartamento in affitto sul porto. La sua vista continua a peggiorare e scrivere è diventato sempre più difficile; concentrarsi su una pagina gli provoca tremendi mal di testa e conati di vomito; deve costringersi a limitare la scrittura e comincia a farsi largo l’idea di smettere.
Così decide che la tecnologia può essere d’aiuto e – pur conoscendo l’ultimo modello di Remington – ordina la Writing Ball inventata qualche anno prima da Hans Rasmus John Malling-Hansen, direttore del Royal Institute for the Deaf-Mutes di Copenhagen.
La Writing Ball è probabilmente il primo esempio di tastiera ergonomica; grazie ad un ingegnoso sistema di leve e movimenti rotanti permette di scrivere fino a 800 battute al minuto, il che fa di lei la più veloce macchina da scrivere mai costruita.
Col tempo Friedrich impara a scrivere ad occhi chiusi e l’esperienza è così toccante che arriva a comporre una piccola ode al suo strumento:
“The Writing Ball is a thing like me: made of iron
Yet easily twisted on journeys.
Patience and tact are required in abundance
As well as fine fingers, to use us.”
Qualcosa però accade: uno dei suoi migliori amici - Heinrich Köselitz – si accorge che lo stile di Nietzsche è cambiato; è più asciutto, telegrafico, come se per qualche meccanismo metafisico l’essenza stessa della macchina – the iron – si fosse trasferita nelle parole impresse sulla pagina.
“Forse attraverso lo strumento sei giunto ad una nuova lingua” gli scrive Heinrich, notando che “spesso nel mio stesso lavoro le idee e il linguaggio sono influenzati dalla qualità della penna e della carta”.
“Hai ragione” risponde Nietzsche, “gli strumenti che usiamo per scrivere prendono parte al modo in cui formiamo i nostri pensieri”.
[82 Anni Dopo] – New York 1964
Marshall McLuhan pubblica Understanding Media: The Extensions of Man dal quale è tratta la tanto famosa quanto abusata: “The Medium is the Message”.
Decisamente perfetta per una t-shirt o per far colpo sulle ragazze, presa nel suo contesto originale racconta degli effetti delle tecnologie nel lungo periodo. Scrive McLuhan:
“As our window onto the world, and onto ourselves, a popular medium molds what we see and how we see it and eventually – if we use it enough – it changes who we are, as individuals and as a society. The effects of technology alter patterns of perception steadily and without any resistance”
Prima di radio, tv, web e mobile app, ecco spiegato il perché il povero Friedrich modifica il suo stile: l’uso prolungato della Writing Ball cambia di fatto il percorso delle sue idee dalla mente al foglio. La tastiera, seppur ergonomica, introduce un sistema di input meccanico che ostacola la continuità del flusso creativo: niente più
Mente > Braccio > Mano > Penna > Carta
Questa interazione continua è così sottile e potente da cambiarlo anche come individuo, tanto da spingerlo a magnificare la macchina da scrivere.
Nel frattempo McLuhan vende un sacco di copie…
[Qualche Tempo Fa] – Los Angeles 1989
Sull’altra costa, qualche anno prima che il www diventi un fenomeno globale, Marcia Bates, professoressa presso la Graduate School of Education and Information Studies di UCLA, presenta una innovativa ricerca per spiegare il fenomeno nascente del Berrypicking, quel sistema di ricerca delle informazioni non lineare che oggi chiamiamo Web Browsing.
In pratica – sostiene la dott.sa Bates – le esplorazioni in rete non sono un semplice esercizio di trial & error ma ci coinvolgono molto di più a livello cognitivo dato che modifichiamo i termini di una ricerca in tempo reale, basandoci sui risultati intermedi; esattamente come facciamo tutti i giorni su Google quando non abbiamo le idee chiare.
Questa catena di mini-stress cognitivi si applica non solo ai motori di ricerca ma anche alla semplice navigazione di un sito nel quale scegliamo la strada verso ciò che ci interessa saltando da link a link, cercando di intuire ad ogni passaggio cosa si nasconde dietro il click. In altre parole facciamo tanta “fatica” senza saperlo e se moltiplichiamo queste interazioni per le decine di volte al giorno e per tutti i giorni in cui siamo online è facile intuire che non è proprio cosa da poco.
[Oggi] – Da qualche parte 2010
Quindi riassumendo: se il Web Browsing è un processo non lineare così impegnativo e se è vero come dice McLuhan che le interazioni costanti con un media ci cambiano anche come persone, come il povero Nietzsche, allora noi, oggi, verso cosa stiamo andando? Riusciranno i tablet a riportare la lettura lontana dal senso di urgenza che deriva dalla lettura a video, ad essere un compromesso tra carta e video, o qualcosa di ancora non ben definito? Come influenzeranno nel lungo periodo? Ci vuole un altro post!

Capita anche a voi? http://lnkd.in/DjJECx
Tippy
06 dic 2010 @ 09:55
Favoloso post! RT @Cecce67: L'Pad di Nietzsche: Una Lunga Storia http://is.gd/ihuwu – (via Delbruck) – Perché non sopporto i testi lunghi…
Roberto Mozzillo
06 dic 2010 @ 10:05
THX!
Cesare
06 dic 2010 @ 11:21
Io penso che sia molto vero la tesi sostenuta. Da quando in ufficio sono sempre davanti al computer il mio nervosismo è aumentato. Il web illude esi prende qualcosa della tua vita senza che tu te ne accorga, perchè sembra facilitarti la vita ma in realtà la impoverisce.
NadiaD'onofrio
11 gen 2011 @ 11:58
RT @Cecce67: L'iPad di Nietzsche: Una Lunga Storia http://is.gd/ihtHz
franzfume
27 mar 2011 @ 11:23
Bellissimo post. Da tempo mi stavo chiedendo come il web stava cambiando il nostro modo di imparare e ricercare. Diversamente dal passato siamo in una situazione di overload di informazioni ed il risultato e’ che e’ diventato difficile concentrarsi, focalizzare ed approfondire. Forse il nostro cervello non e’ ancora in grado di gestire tutto il “rumore di fondo” del web e filtrare facilmente l’essenziale dal superfluo. Credo che sia necessaria una nuova filosofia di gestione delle informazioni, che possa creare quell’igiene mentale necessaria a riportare il controllo sulle informazioni.
Gianpiero Porchia
02 set 2011 @ 15:18